Siamo tutti francesi

Matita

Lunedì scorso è avvenuto qualcosa di straordinario. Il corteo di Parigi ha avuto senz’altro una valenza storica oltre che simbolica. In piazza non c’era solo Parigi, non c’era solo la Francia. C’era l’Europa tutta per dire forte, a voce alta, je suis charlie. Un no, senza se e senza ma, alla logica del terrorismo. Un forte e chiaro no a quella parte di islam che, seppur minoritaria (o almeno così dicono), semina morte e orrore in molte parti del globo.

La marcia dell’undici gennaio è stata importante e non solo dal punto di vista simbolico perché oltre ai rappresentanti politici dei Paesi Europei, erano presenti fianco a fianco anche Abu Mazen e Netanyahu, oltre ad autorità religiose ebraiche, cristiane ed islamiche.

Si sa, l’islam non è una religione monolitica, che si può riconoscere in una gerarchia strutturata. Questo, lo vedremo, è al tempo stesso un suo punto di forza e di debolezza. Quindi bisogna stare molto attenti a non cadere nella trappola emotiva della rabbia e della vendetta e non bisogna fare di ogni erba un fascio. Sarebbe infatti un errore molto grave, dalle conseguenze senz’altro nefaste, accomunare le organizzazioni terroristiche alle comunità più o meno numerose presenti e integrate sul territorio europeo. Né d’altro canto è possibile tapparsi occhi e orecchie e non porsi seriamente il problema dell’incontro di culture e religioni apparentemente inconciliabili tra loro.

Con buona pace per le anime belle, che fingono di non vedere il problema e banalizzano il tema riducendolo ad un problema di razzismo; con buona pace dei complottisti, così abituati “a vedere oltre”, che non scorgono più la realtà che gli si manifesta di fronte agli occhi; con buona pace dei pacifisti, inguaribili utopisti, che pensano basti rinunciare alla violenza per indurre il violento a rinunciare alla propria scelta di morte; bisogna avere il coraggio di riconoscere che esiste una parte di islam, minoritaria ma cospicua, che non intende dialogare. Che non tollera e non concepisce l’altro da sé. Che all’interno del proprio stato instaura la sharia e soffoca le libertà inviolabili sancite anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. che mira all’islamizzazione di tutti i popoli e non si fa scrupolo di usare la forza per raggiungere il proprio obiettivo. Che ogni giorno trova nuovi pretesti per seminare morte e spargere terrore. Negare questo significa negare la realtà.

E’ anche evidente che l’Occidente ha la sua buona parte di responsabilità, fornendo ottimi pretesti ai teorici jihaidisti per reclutare sempre nuove schiere di adepti, pronti al martirio nel nome di Allah (mai una volta che si faccia saltare per aria un imam, chissà perché). Ma non è accettabile che si risponda col mitra ad una vignetta. Non è accettabile che chi scrive un libro debba vivere sotto scorta per tutto il rsto della propria vita (qualcuno si ricorda del libro “Versetti satanici” di Salman Rushdie ?).

Che piaccia o no siamo in guerra. Una guerra non convenzionale, dichiarata a livello globale contro chiunque non aderisce a quella particolare declinazione dell’islam. Non a caso la storia della religione musulmana presenta ripetuti attentati (oggi si definirebbero) terroristici contro fratelli di fede macchiatisi della colpa di aver tradito il “vero” messaggio della fede.

Pertanto a questo punto vale la pena chiedersi come sconfiggere questo spietato e imprevedibile nemico. Per battere il terrorismo non bastano l’azione repressiva e l’attività investigativa, che pure non devono mancare, ma occorrono anche altri tipi di iniziative. Per citarne qualcuna, una migliore ed effettiva integrazione delle persone accolte in territorio europeo. Politiche internazionali che tendano a favorire lo sviluppo economico e culturale dei Paesi, diffondendo ed innalzando il livello di benessere nelle popolazioni dei Paesi meno abbienti. Fine dello sfruttamento economico e sociale che le multinazionali operano quotidianamente un po’ in tutte le parti del mondo.

Si dirà che si tratta di un programma ambizioso e utopistico. Può darsi. Ma alcune realtà, ancorché in fase di sviluppo, si muovono già da tempo in questa direzione. Mi vengono in mente iniziative come la Banca Etica e il Commercio Equo e Solidale. Basterebbe prendere spunto da queste iniziative e far diventare questi principi i cardini di una nuova politica estera dei Paesi Occidentali per cominciare a muoversi finalmente nella giusta direzione.

 

 

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REnzi

Ecco completato il puzzle. Adesso è chiaro, anche per chi nell’ultimo anno ha vissuto in un mondo tutto suo, qual era il punto di arrivo dell’intraprendente sindaco di Firenze. Almeno per ora.

Già primo cittadino di una città di primo piano, ma certo non una metropoli, la sua ascesa è stata fortemente “pompata”. Da chi per adesso non è dato sapere, anche se i ben informati parlano di un certo De Benedetti. Sì, quel tizio che ha vinto una causa milionaria contro Berlusconi. Ma questo in realtà, per chi ha a cuore le sorti del Paese, può anche essere un dettaglio trascurabile. Ciò che più conta è piuttosto il fatto che la nostra democrazia parlamentare, si è da tempo ridotta ad oligarchia extraparlamentare. Chi avesse dubbi può tranquillamente rivedersi la vicenda Monti-De Benedetti risalente all’agosto 2011 e la più recente De Benedetti-Barca.

Se fossi un complottista sarei allarmato, preoccupato e griderei allo scandalo. Invece confido ciecamente nella capacità del giovane uomo politico, che ha già dimostrato da sindaco e da segretario del PD di essere assolutamente affidabile e coerente. Non solo. Renzi ha anche giustamente riabilitato un uomo politico ingiustamente vessato dal sistema giudiziario e gli ha restituito la giusta dignità politica che gli compete. A Lui che ha fedelmente servito il Paese per 20 anni in modo limpido e cristallino, sempre e comunque anteponendo gli interessi pubblici ai propri interessi privati.

Ecco. Tutto questo mi porta a dire che di REnzi ci si può fidare.

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Attenti a quei due

Renzi e Berlusconi

Altro pezzo del mosaico che va sempre più chiaramente componendosi. Direi che a questo punto soltanto chi ha gli occhi foderati col prosciutto (così si dice dalle mie parti) non può notare quello che sta succedendo. Il cosiddetto “Italicum”, che sarebbe più corretto definire “porcellinum” o “maialinum”, nasce dall’accordo di due personaggi extraparlamentari, di cui uno pregiudicato.

Il simpatico duo Renzi-Berlusconi ha partorito un sistema elettorale che è la fotocopia dell’attuale legge elettorale, pochi giorni fa dichiarata incostituzionale.

Ma l’aspetto più inquietante a mio parere, al di là del giudizio di merito della proposta elaborata che per me è da bocciare senza appello, è sul come sia nato questo accordo PD-FI.

Il nostro Renzi (da qualcuno giustamente ribattezzato Renzusconi), tra tutti gli interlocutori politici possibili, ha preso in considerazione in via esclusiva e privilegiata solo il cavaliere. Addirittura invitandolo al Nazareno. Per inciso, se fossi un elettore del PD non li voterei più e se fossi un iscritto restituirei la tessera. Ma tant’è. Per parafrasare un celebre detto “potere non olet”.

Comunque sia questo invito di cortesia (che ricambia un precedente e storico invito ad Arcore di Renzi da parte di Berlusconi) ha un significato politico molto profondo.

Renzi rimette in gioco Berlusconi e gli restituisce un pieno titolo politico elevandolo ad unico e privilegiato interlocutore. A lui, il giaguaro che Bersani voleva smacchiare. A lui, espulso dal Parlamento perché condannato. A lui, principale attore politico degli ultimi 20 anni nel bene (ben poco) e nel male (ahimé tantissimo) che ha fallito ogni promessa di riforma liberale e ammodernamento del Paese. Sceso in campo, oggi dovrebbe ormai essere chiaro a tutti, unicamente per salvaguardare se stesso, i propri interessi e quelli dei suoi sodali.

Bisogna però riconoscere un merito a Renzi. A differenza dei suoi predecessori non è un ipocrita. Lui persegue alla luce del sole, senza infingimenti e teatrini anti berlusconi, il progetto che ha sorretto l’azione politica del Pd di questi ultimi 20 anni: ridurre la rappresentanza politica in Parlamento a soli due partiti, con il pieno controllo del potere assicurato anche dal Porcellum che produce parlamenti di nominati.

Più chiaro di così …

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Scommessa o azzardo ?

Da qualche mese a questa parte c’è un nuovo mattatore mediatico, che mi ricorda molto tristemente, un altro leone del piccolo schermo di 20 anni fa. Con alcune differenze e alcune analogie.

Allora si trattava di un imprenditore che entrava in politica in seguito alla vera e propria rivoluzione di Tangentopoli. Sotto le accuse del Pool di Mani Pulite la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e altri partiti di governo si sgretolavano e scomparivano letteralmente. Costui andò così a riempire il vuoto politico lasciato da questi partiti. “Scese in campo” mettendoci la faccia, in suo nome e “per” il suo nome. Gli eventi di questo ultimo ventennio, per chi voglia esercitare un minimo di onestà intellettuale, lo hanno ampiamente dimostrato. Ma qualcuno potrebbe obiettare che giudicare con il senno di poi è troppo facile. E’ vero, è così.

Tuttavia oggi c’è un altro istrione mediatico che, camuffandosi da “nuovo che avanza”, ha iniziato in modo scoperto la propria scalata al potere. Il nostro Renzi infatti ha messo in atto una strategia infallibile. Intanto la sua partecipazione a ennemila trasmissioni tv ( già sindaco di Firenze mi chiedo a quante sedute consiliari avrà mai partecipato!), gli ha fruttato la vittoria alle primarie e quindi la poltrona da segretario del PD. Il che non è poco.

Poi la tattica suggerisce di costruire un bel pool di giovani politici esperti (un tempo si chiamavano governo e ministri ombra) ed elaborare un bel programma, farcito di inglesismi cosa che fa tanto figo e pazienza se in italiano le parole per esprimere le stesse cose non ci mancano. Programma con tutte le parole d’ordine del momento: lavoro, giovani, legge elettorale, crescita, diritti civili, scuola, ecc. Lo si illustra nel miglior modo possibile in tv, ma senza entrare attivamente nel governo di larghe intese. Il nostro parla di tutto, in modo giovane, concreto e spigliato, ma chissà perché spinge in modo particolare sulla legge elettorale.

Beh, a casa mia due indizi fanno una prova e qui di indizi ce n’è a iosa. Il disegno secondo me è chiaro. Renzie vuole andare presto ad elezioni e pensa (spera) di vincerle. Ci sono però alcune domande che mi frullano per la mente. Gli italiani daranno fiducia a questo giovane-vecchio? Faranno questa scommessa ? O non sarà piuttosto un azzardo ?

Ma soprattutto, venti anni fa era chiaro a tutti in nome di chi e per chi parlava Berlusconi. Oggi invece questo signor carneade in nome di chi e “per” chi sta parlando ?

P.S. B. è entrato in politica a 50 anni e ce lo siamo tenuti per 20 anni. Renzi fa politica da sempre e ha 39 anni. Per quanto tempo ancora ce lo dovremo sorbire ? Lo dovremo mantenere per altri trenta quaranta anni? Rabbrividiamo …

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Per un pugno di voti

Stefano Fassina

Povero Fassina, sbranato dai suoi stessi compagni, solo per aver cercato di guadagnare qualche voto in più. Eh sì, perché non si spiegherebbe altrimenti quella sua uscita sull’evasione fiscale di sopravvivenza. Una strizzatina d’occhio che, politicamente parlando, potrebbe costargli cara. Anche perché così facendo, oltre ai propri compagni di partito, potrebbe fare infuriare persino B. e i suoi fedelissimi, cercando di andare a pescare consensi nella loro riserva privata di voti.

Ironie a parte, è davvero desolante, triste e perfino un po’ inquietante che un personaggio politico di primo piano si sbilanci in affermazioni così superficiali e sostanzialmente false, dimostrando così di non conoscere il tema su cui si esprime. Tanto per non restare troppo nel vago basta leggere qualche articolo in rete (per esempio questo), per comprendere come in realtà l’evasione fiscale si distribuisca a tutti i livelli produttivi, anche (e cifre alla mano direi soprattutto) nelle medie e grandi imprese.

Ma la cosa più grave a mio giudizio è che proprio chi dovrebbe porre rimedio a questo gravissimo problema, che sottraendo ingenti risorse alle casse statali crea i problemi che sappiamo, si lambicca il cervello su come rastrellare soldi mettendo sempre e solo le mani nelle tasche dei cittadini onesti. Al di là di grandi proclami e frasi ad effetto nessun governo ha mai messo mano ad una riforma fiscale seria ed organica che rendesse un po’ più complicato evadere le tasse. In ultima analisi tutti i governi si preoccupano solo di mettere in ordine i conti, senza però riordinare mai la materia della contribuzione fiscale. Agevolando così furboni, furbi e furbetti, che nel belpaese abbondano a tutti i livelli.

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L’esercito di Silvio

Pecore in cammino

Metafora ? No, l’esercito di Silvio è reale e lo potete trovare in rete (non metto il link, perché non voglio fargli alcuna pubblicità!).

Questo con buona pace della nostra Costituzione che all’articolo 18, secondo comma, recita così: “Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare”.

Sembra abbastanza chiaro. Anche uno scolaretto delle elementari, dopo aver visitato il sito, potrebbe farsi la domanda: ma come ? Nessuno dice niente ?

Eppure, abbastanza incredibilmente, è proprio così: nessuno dice niente. E se la stessa cosa l’avesse fatta un cittadino qualsiasi ? Se fosse nato, che so, un esercito del signor Rossi ? Cosa sarebbe successo ? Lascio a voi la risposta, ovvia, a questa domanda retorica.

Tuttavia l’aspetto più inquietante della questione, almeno per me, non è che la magistratura resti inerte di fronte a questo ennesimo strappo alle regole del cavaliere e dei suoi sodali. I giudici avranno ben altre faccende più importanti di cui occuparsi. E poi, diciamo la verità, forse ne avranno anche abbastanza di aprire fascicoli contro il nostro. Un po’ come quei genitori che nei confronti di un figlio discolo e incorreggibile, dopo la milionesima marachella, non hanno più la forza, l’energia e la voglia di intervenire e osservano il pargolo da lontano scuotendo tristemente la testa.

Ma, dicevo, la cosa più preoccupante è che, ancora una volta, mi stordisce il silenzio del mondo politico. Non una voce si è levata contro questa ennesima iniziativa dal sapore chiaramente antidemocratico e vagamente neofascista (chiunque abbia studiato un po’ la storia del ventennio tra le due guerre mondiali, seppur nelle evidenti differenze, non può non notare alcune inquietanti analogie col passato). Non è la prima volta che viene stesa una pesante coltre di silenzio politico, sull’operato del cavaliere e dei suoi fan.

Fino a quando dovremo sopportare questi atteggiamenti ed episodi così palesemente contrari a tutte le regole della convivenza pacifica e democratica ?

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Prendi i soldi e scappa

La Banda Bassotti

Nato per salvare il BelPaese dall’abisso, il governo Letta è partito in quarta per fare ciò di cui abbiamo più bisogno: lavoro per i giovani, rilancio degli investimenti, salvataggio delle pmi, riordino dei conti pubblici, taglio degli sprechi e della spesa politica, riforma elettorale. Questo per citare alcuni tra i problemi più urgenti che ci affliggono.

Ma fino adesso, al di là degli slogan dal vago sapore pubblicitario, le uniche due cose di rilievo che ha prodotto questo governo di “salvezza nazionale” sono stati il rinvio dell’IMU a settembre e la legge per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Per chiarezza tengo a precisare che personalmente non sono contrario ad una qualche forma di finanziamento pubblico ai partiti, ma c’è un referendum abrogativo del 1993, in cui la maggioranza degli italiani aveva dichiarato la volontà di abrogare tale finanziamento. Nonostante questo “la casta” si inventò prontamente i rimborsi elettorali. Ma oggi, finalmente, questo governo ha messo mano a questa incresciosa questione con una legge ad hoc. Forse.

Infatti, come spiega molto bene Sergio Rizzo sul Corriere.it, di tutto si tratta, meno che di abolizione. Il titolo giusto dovrebbe essere riforma del finanziamento pubblico ai partiti. Infatti anche tralasciando i non pochi dettagli tutt’altro che trascurabili riguardanti ad esempio gli sgravi, le esenzioni e i contributi regionali, salta all’occhio il 2 x 1000 della dichiarazione dei redditi almeno per due motivi. In primis perché sembrerebbe che i partiti percepiranno quattrini anche da chi non glieli ha destinati esplicitamente (fonte: Il Sole 24ore) e in secondo luogo il cittadino che devolve il suo 2 x 1000 ad un partito, in un certo senso, rende di fatto palese il proprio voto (con buona pace del segreto elettorale!).

Insomma, mentre il Paese affonda, lor signori si preoccupano di tenersi ben stretto il malloppo.

Pertanto a questo punto la domanda che mi sorge spontanea è: arriverà Paperinik a salvarci ?

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Chi troppo vuole nulla stringe

Bersani

Questa sembra la sintesi più adatta per descrivere quanto è successo nel dopo elezioni. Infatti tutti si aspettavano una sconfitta clamorosa del giaguaro, o almeno un forte ridimensionamento suo e del suo partito e invece, contro ogni ragionevole previsione, si è dissolto il PD. Qualcuno dice per eccesso di democrazia al suo interno. Qualcun altro parla di tradimento e traditori. Ma forse la verità è molto più semplice. Alla endemica incapacità della sinistra italiana di fare squadra, di coesione interna, si è aggiunta una voracità istituzionale, che sarebbe risultata indigesta a chiunque: Presidente della Camera e Presidente del Senato acquisiti, il Pd voleva “imporre” anche il Presidente della Repubblica. Oltretutto proponendo due nomi che certamente non erano graditi al Pdl.

Curioso anche il rifiuto del Pd di votare Rodotà proposto dal M5S. E in effetti questa chiusura su un esponente storico della sinistra italiana (Rodotà fa politica dal 1979 !!!) oltre a gettare una pesante ombra sulla capacità politico-strategica della dirigenza del PD, si presta a non poche speculazioni, direi tutte piuttosto negative.

Insomma il Pd, uscito vincente dalla tornata elettorale, non ha saputo gestire in modo proficuo il proprio vantaggio elettorale sui partiti diretti concorrenti, soccombendo a se stesso. Una vera e propria fattispecie di suicidio politico.

Ne ha ben donde perciò il cavaliere a gongolare visto che, in un certo senso, gli è stata offerta su un piatto d’argento la possibilità di giocare il ruolo di salvatore della patria. Infatti, comunque lo si voglia chiamare, governo del Presidente, governo di larghe intese, governo di scopo o quant’altro la fantasia possa suggerirvi, di fatto lui, sconfitto dalle urne, entrerà a far parte del nuovo governo insieme ai vincitori. In una sorta di mutuo soccorso quindi, alla fine, PD e Pdl si stringeranno la mano e si apprestano a governare insieme in nome del bene del Paese. Alla faccia di chi giurava e spergiurava che non avrebbe mai accettato un inciucio.

Ma la vicenda forse ancora più paradossale è che si potrebbe dire che è stato proprio l’atteggiamento intransigente del M5S a favorire B. e a creare le condizioni per questo scenario. Cioè proprio di chi è entrato in Parlamento per smontare il giochino e mandare tutti a casa. Perciò, dal mio punto di vista, Beppe Grillo ha ben poco da gridare allo scandalo e al “golpettino”. Se avesse voluto evitare questa situazione, che definire inciucio è un eufemismo, sarebbe stato sufficiente trovare un accordo politico con il Pd e a quest’ora l’Italia avrebbe un governo politico vero.

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Rospi

Rospi

Sembra si tatti di uno sport molto amato e diffuso, praticato sia a livello amatoriale che professionistico, addirittura a livello planetario. No, non sto parlando del calcio, ma della pratica di gettare fango sul “nemico”.

Questa abietta attività non risparmia nessuno. Il nemico può essere un vicino di casa, un collega di lavoro, un giornalista, un politico o chissà magari anche un Papa! Le molle che spingono a comportarsi in questo modo possono essere le più disparate. Accanto ai casi in cui c’è un interesse evidente da difendere (generalmente potere o denaro), ce ne sono anche molti altri in cui la molla è meno palese e più intima: invidia, rancore, rabbia, odio e altri simili elevati sentimenti.

Ma non voglio addentrarmi in una dissertazione di tipo psicologico. Voglio semplicemente osservare che per questi individui che praticano attivamente il mestiere di infangatori, la verità non ha nessuna valenza. Non gli interessa minimamente. Riprendono qualsiasi notizia, ovviamente a patto che sia rigorosamente negativa e squalificante per il nemico e perciò utile alla causa, e la ripropongono tal quale con la pedissequa tecnica del copia-incolla, senza preoccuparsi di effettuare un qualsiasi tipo di verifica. Diventano consapevoli divulgatori di ipotesi, che però spacciano per verità assolute. Si autoeleggono pubblica accusa, giudice e boia e celebrano un processo che non ammette difesa né appello. Spesso lo fanno anche ammantandosi di un insopportabile alone di falsa bontà e false buone intenzioni. Ma si sa. A nessuno piace apparire cattivo. Eppure per tutti questi personaggi è già stata coniata un’etichetta molto efficace: sono “haters” (in italiano si potrebbe rendere con “odiatori”). E’ uno dei fenomeni dell’era digitale. C’è gente che, grazie al presunto anonimato che internet concede, dà in rete il “meglio di sé”.

Ancora più grave, dal mio punto di vista, è quando questi attivi spargitori di letame sono professionisti dell’informazione. In questo caso infatti  a nulla vale la stantia giustificazione che “manca il tempo per le verifiche, perché i nuovi media e la concorrenza impongono tempi strettissimi”. Si tratta di una foglia di fico che quasi sempre nasconde segreti interessi inenarrabili. E poi sarebbe un po’ come dire che se un ponte crolla è perché il progettista non ha avuto il tempo di fare bene i calcoli. Eh no, troppo comodo. La riprova di quanto dico è che, per fortuna, accanto a questi siti che ospitano degli scatenati “haters”, ce ne sono anche molti altri più seri ed equilibrati, che danno informazioni più complete e meno faziose.

Per dare un senso a quanto detto finora, segnalo tre link che parlano di un paio di temi riguardanti Papa Francesco e che stanno girando per il web. Il primo articolo e il secondo affrontano l’argomento della presunta collusione dell’allora cardinale Bergoglio con il regime di Videla, mentre il terzo parla dei presunti insulti che il Papa avrebbe rivolto alle donne.

Accanto ad articoli come questi, a mio modesto avviso abbastanza equilibrati e completi dal punto di vista informativo, se ne trovano molti altri in cui invece viene per così dire cantata solo “mezza messa”. Mi sembra quasi che molte persone preferiscano vivere e gracidare nel fango delle menzogne e delle calunnie, invece di scegliere la luce e la serenità che solo la verità può dare.

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Marcia su Milano

Marcia su Roma 1922

L’episodio di ieri, dal mio punto di vista, è gravissimo. Mi riferisco all’iniziativa dei 196 parlamentari del Pdl che hanno “occupato” il Tribunale di Milano per manifestare contro la magistratura, in difesa del sig. Berlusconi. Si è trattato di un atto sostanzialmente eversivo, che apre un vulnus insanabile tra potere politico e potere giudiziario. Apparentemente inutile l’appello del cavaliere ai suoi di non procedere con l’iniziativa. A questo proposito, non so perché, mi viene in mente il parallelo storico dei comportamenti dei collaboratori di un certo sig. Benito, che un bel po’ di anni fa si preoccupavano di tradurre in pratica i desideri del loro duce, andando in qualche caso ben oltre le sue reali intenzioni.

Ma memorie storiche a parte, tornando al presente, la palese gravità dell’atto non sembra avere suscitato reazioni politiche così forti e decise come ci si sarebbe potuti aspettare. Perché? Qualcuno teorizza l’esistenza di un inciucio per la formazione del governo, in virtù del quale al cavaliere si perdona un po’ di tutto. Qualcun altro sostiene che il basso profilo giovi a non inasprire un clima politico già rovente e frammentato. Personalmente ritengo che la quasi totale mancanza di reazione sia dovuta ad una sorta di collusione politica tra centrodestra e centrosinistra. Per vent’anni si sono spartiti il potere con il giochino dell’alternanza bipolare, sterilizzando di fatto la possibilità di un cambiamento qualsiasi. Niente e nessuno doveva permettersi di mettere in discussione lo status quo, a tutto ed esclusivo vantaggio della casta. Impegnata a tenere in piedi il teatrino, quasi totalmente estranea alle sorti del Paese che avrebbe dovuto governare e per niente tollerante nei confronti di chi dall’esterno osasse incrinarne la compattezza. Solo così si spiegano l’ostilità nei confronti della magistratura (ostilità manifesta da parte del centrodestra, più sottile nel centrosinistra), il senso di una legge elettorale che ha scippato i cittadini della preferenza, i continui aumenti di prebende e privilegi e i reiterati voti sul non luogo a procedere verso parlamentari verso i quali era stato chiesto di poter indagare.

Insomma, la “marcia su Milano” non è altro che la ennesima conferma (se ce ne fosse stato bisogno) di quanto sia “malata” la nostra democrazia. Nessuno lo dice, e non capisco perché, che i voti non costituiscono di per sé un salvacondotto nei confronti della legge. Non importa quanti voti ha ricevuto il sig. Berlusconi. I magistrati hanno il dovere, non solo il diritto, di indagare su ogni cittadino italiano ogniqualvolta emerga un fatto penalmente rilevante. Nessuno può essere posto al di sopra della legge, anche se si tratta del leader di un partito importante. E’ questo il punto, ma mi pare che nessuno lo sottolinei con l’adeguata energia…

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